Non sapevo: dov’era il mio amore? Dove il mio dolore?

Qualcuno poteva rispondermi?

Qualcuno, si, ma...E allora non sapevo.

E’ pioggia, o fiore, guarda bene. Li vedrai.  

Dov’era il mio amore? Dove il mio dolore?

Che dispetto avevo fatto all’Universo…a rendere tutto, grata?

Ma l’universo sorrideva

E la pioggia scendeva, liscia, libera, perfetta sul vetro

Io guardavo e non vedevo, dovera il mio amore? E il mio dolore?

Fissavo e non vedevo, una goccia, a forma di cuore, perfetta, sul vetro.

Una sposa, una bambina, un naufragio

 

Tazze di porpora

per una sposa pirata

Risate

all’arrembaggio piedini nudi di bambina

Preghiera:

Una sola per una sposa.

Una per me

E ancora per te

Sirena

Spogliarmi dei miei anni e vivere anch’io come un pesce

Dai capelli blu

Mentre il mare rionda

eterno e lontano

Se solo sapessi nuotare

O versare sakè nella tazza

Senza romperla

Per una sposa

che raccoglie conchiglie perché crede che lì dentro,

da qualche parte

ci sia il mare.

Che si imbarca, una notte, naufraga

Tutta la notte ha dondolato nell’odore rancido delle scelte sbagliate,

Eppure tirava Scirocco: umido e vivo e lento

mi ha trascinata fuori

dal sogno e dall’amore,

fuori sul ponte, io sola,

io, i miei piedi scorticati e la nausea come unico orizzonte…

la luna metallo,

l’ho vista!

l’ho vista davvero, e

aggrappata al legno, innamorata persa e persa per sempre

in mezzo al mare,

per non cadere

ho vinto l’oblio e ho gridato:

Io esisto!

 

 

E prese terra,

ed era terra straniera.

 

Non c’era…

non c’erano più fiori

ad addobbare

i muri:

Imbiancati i muri.

Non c’era più la scrivania

messa di traverso,

tanti piccoli eroi

a starci dietro.

Il giardino,

silenzioso,

la cioccolata troppo densa,

postaotmica,

sintetica.

Non c’era più l’Isola Che Non C’è.

C’erano uomini e donne.

Non vedevo più bambini…

Una luce gialla

E bella per loro

Una luce calda.

La certezza forte di essere vivi in quell’istante immutabile e una frase:

Shakyamuni uscì dalla Porta Est del palazzo…

Incontrò un vecchio.

Incontrò l’arroganza della gioventù.

L’arroganza che non accetta il cambiamento.

Una ragazza piangeva: non ero io;

le ho detto che tutto è

già dentro

di lei.

tutte le cause

e tutti gli effetti…

Perfino l’arroganza della gioventù.

 

 

Io, bambina, e mio padre.

 

L’ eco degli uomini che hanno abitato in me

Riverbera nella stanza

Anche solo con un pensiero, anche solo

domani

Vorrei che fosse già domani! Che paura!

Quando viene domani?

Domani mio padre farà di me la sua bambina.

 

 

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Il distacco dalle cose che amo

Tu puoi lenire la sofferenza, amore mio

Ma quel sole

Quel sole che ha fatto le mie mani di contadina

Quell’immensità

Immensa fusione

Naturale andare se mi spetta…

No.

Tu no. Io no. Tu no.

Ti ho perso,

e invece di cercarti, ti attiro a me.

 

 Di nuovo tocca terra: é sé stessa.

 

Mai! Io non mi troverò mai donna

in un albergo di Cuba

una donna abbracciata a me

in lacrime.

E a suo marito,

lui esce tutte le notti. Allora, a lei, ma a me mai,

a lei sembrava quando urlava suo padre.

Io no, io vittima no,

perché io

io sì, stavo di tre quarti, tre quarti sdraiata e tre quarti con le treccine e tre quarti tramortita su un letto in un albergo di Cuba, mentre fuori

la farsa: la natura lussureggiante

il popolo sconfitto, l’aria condizionata ghiacciata

sulle emozioni 

E io,

io non ero

né mai sarò, io no,

donna

se donna è

Sottomissione.