Una sposa, una bambina, un naufragio
Tazze di porpora
per una sposa pirata
Risate
all’arrembaggio piedini nudi di bambina
Preghiera:
Una sola per una sposa.
Una per me
E ancora per te
Sirena
Spogliarmi dei miei anni e vivere anch’io come un pesce
Dai capelli blu
Mentre il mare rionda
eterno e lontano
Se solo sapessi nuotare
O versare sakè nella tazza
Senza romperla
Per una sposa
che raccoglie conchiglie perché crede che lì dentro,
da qualche parte
ci sia il mare.
Che si imbarca, una notte, naufraga
Tutta la notte ha dondolato nell’odore rancido delle scelte sbagliate,
Eppure tirava Scirocco: umido e vivo e lento
mi ha trascinata fuori
dal sogno e dall’amore,
fuori sul ponte, io sola,
io, i miei piedi scorticati e la nausea come unico orizzonte…
la luna metallo,
l’ho vista!
l’ho vista davvero, e
aggrappata al legno, innamorata persa e persa per sempre
in mezzo al mare,
per non cadere
ho vinto l’oblio e ho gridato:
Io esisto!
E prese terra,
ed era terra straniera.
Non c’era…
non c’erano più fiori
ad addobbare
i muri:
Imbiancati i muri.
Non c’era più la scrivania
messa di traverso,
tanti piccoli eroi
a starci dietro.
Il giardino,
silenzioso,
la cioccolata troppo densa,
postaotmica,
sintetica.
Non c’era più l’Isola Che Non C’è.
C’erano uomini e donne.
Non vedevo più bambini…
Una luce gialla
E bella per loro
Una luce calda.
La certezza forte di essere vivi in quell’istante immutabile e una frase:
Shakyamuni uscì dalla Porta Est del palazzo…
Incontrò un vecchio.
Incontrò l’arroganza della gioventù.
L’arroganza che non accetta il cambiamento.
Una ragazza piangeva: non ero io;
le ho detto che tutto è
già dentro
di lei.
tutte le cause
e tutti gli effetti…
Perfino l’arroganza della gioventù.
Io, bambina, e mio padre.
L’ eco degli uomini che hanno abitato in me
Riverbera nella stanza
Anche solo con un pensiero, anche solo
domani
Vorrei che fosse già domani! Che paura!
Quando viene domani?
Domani mio padre farà di me la sua bambina.
Di nuovo in navigazione
Il distacco dalle cose che amo
Tu puoi lenire la sofferenza, amore mio
Ma quel sole
Quel sole che ha fatto le mie mani di contadina
Quell’immensità
Immensa fusione
Naturale andare se mi spetta…
No.
Tu no. Io no. Tu no.
Ti ho perso,
e invece di cercarti, ti attiro a me.
Di nuovo tocca terra: é sé stessa.
Mai! Io non mi troverò mai donna
in un albergo di Cuba
una donna abbracciata a me
in lacrime.
E a suo marito,
lui esce tutte le notti. Allora, a lei, ma a me mai,
a lei sembrava quando urlava suo padre.
Io no, io vittima no,
perché io
io sì, stavo di tre quarti, tre quarti sdraiata e tre quarti con le treccine e tre quarti tramortita su un letto in un albergo di Cuba, mentre fuori
la farsa: la natura lussureggiante
il popolo sconfitto, l’aria condizionata ghiacciata
sulle emozioni
E io,
io non ero
né mai sarò, io no,
donna
se donna è
Sottomissione.